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Il blog di Guido Vitiello

Archivio per la categoria ‘Deliri

Mani Pulite al Liceo

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Quando arrestarono Mario Chiesa avevo appena sedici anni. Del finimondo che mi accadeva attorno capivo ben poco, e registravo solo le informazioni che avessero qualche attinenza con la mia vita di studente di un liceo classico romano, per di più di un liceo storicamente “disimpegnato”. Dunque inezie, dettagli, nugae di poco conto. Non ero ancora hegeliano a sufficienza per riconoscere, nelle fotografie di Borrelli a cavallo che comparivano sui rotocalchi, l’immagine dello Spirito del mondo (Hegel era programma del terzo anno). Eppure, a richiamare oggi i ricordi di quella stagione, devo constatare che il mio fiuto di adolescente mi aveva portato a selezionare l’essenziale, a comporre un vademecum che ancora oggi mi è d’aiuto. Ricordo per esempio di quando vidi il faccione di marmo di Platone, lo stesso che campeggiava sul mio manuale di filosofia, sulla copertina di un volumetto dal titolo Mani pulite. Dentro c’erano l’Apologia di Socrate e il Critone, e il settimanale Epoca lo allegava al numero in edicola: prima, però, aveva avuto l’accortezza di distribuirlo a tutti i parlamentari del parlamento dei corrotti. Non potevo sospettare che in quella copertina ci fossero in nuce tutte le festivaliere filosofe della turpitudine, ma intuii che qualcuno, in Italia, avrebbe presto dovuto bere la cicuta. Leggi il seguito di questo post »

Tutto il potere a Luciano Salce! Consigli al governo Monti

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Si potrebbe comporre un giornale al passo con l’attualità solo riciclando vecchi articoli, o perfino esumando pagine di quotidiani estinti. L’idea tradisce una visione disperata della storia italiana come eterna ripetizione di uno stesso spettacolo, dove cambiano solo i nomi dei primattori (e a volte, nel nostro paese dinastico, neppure quelli). Fatto sta che ne ho avuto conferma in un bel pomeriggio con Marco Pannella al Partito Radicale. Pannella mi ha mostrato i vecchi numeri di Liberazione, quotidiano radicale da lui diretto (e in buona parte scritto) che durò in vita meno di un anno, tra il 1973 e il 1974, al culmine della campagna per il divorzio. Ebbene, una buona metà dei titoli – sulle carceri, sulle corporazioni, sui temi economici – si potrebbero ripubblicare senza cambiare una virgola. Mi sono chiesto, a quel punto, se ci fosse anche una profezia del governo Monti. C’era. A firma di Luciano Salce, geniale regista socialista e radicale, che nel marzo del 1974 intuì la necessità di commissariare la partitocrazia e diede anche alcune buone idee per la famosa fase due. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da unpopperuno

gennaio 22, 2012 alle 9:30 am

Tre libri perduti o sognati

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Chi abbia anche solo sfogliato la Biblioteca di Fozio, «patriarca recensore» di Costantinopoli, o il catalogo ottocentesco dei Livres perdus et exemplaires uniques dei due bibliografi francesi Joseph-Marie Quérard e Gustave Brunet sa bene che tra gli «stati molteplici dell’essere» in cui può collocarsi un libro, il più grossolano e vile è senz’altro quello dell’esistenza empirica. L’esser stampato, per un libro, equivale alla Caduta nel tempo: il codice Isbn è il marchio dei dannati. Un libro perduto è invece un libro redento, giacché è riconsegnato felicemente al mondo dei possibili. A quel mondo acquatico di pura potenza, d’altronde, si rivolgevano gli editori del Cinquecento quando, per sfuggire alla censura ecclesiastica, indicavano Atlantide come luogo di stampa. Ebbene, il continente sommerso è il luogo di stampa dei tre libri – perduti o sognati – di cui si fornisce, qui di seguito, una breve scheda bibliografica. Sono tre operette satiriche sulla nostra vita culturale, e c’è da credere che si siano rifugiate loro stesse nei giardini della preesistenza, così da scampare all’orrore che ci circonda. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da unpopperuno

ottobre 17, 2011 alle 8:37 pm

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Ibsen for beginners

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Scritto da unpopperuno

ottobre 2, 2011 alle 1:00 am

Pubblicato in Deliri, Libri

Il dio assassino. Su una sequenza di “Tenebre”.

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Gli amici della rivista online Quaderni d’altri tempi mi hanno chiesto di commentare una sequenza di un film che mi fosse, per una ragione o per l’altra, particolarmente cara. Ne ho scelta una da Tenebre (1982) di Dario Argento. Per parlare del cinema moderno si usa spesso la formula arcinota di Alexandre Astruc, la caméra-stylo, la macchina da presa usata come una penna. Si tende a dimenticare che lo stilo è anche un pugnale. In cinque deliranti minuti, probabilmente i migliori di tutto il suo cinema, Argento fa riaffiorare questa antica identificazione. O almeno è quel che provo a sostenere in queste note, forse altrettanto deliranti. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da unpopperuno

luglio 25, 2011 alle 8:03 pm

Ha visto il montaggio analogico? No, ma l’ho ascoltato alla radio

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Un venerdì 17 possono capitare anche cose belle. E così Mariarosa Mancuso ha intervistato Andrea Pergolari e me per la trasmissione “Geronimo” della RSI – Radio Svizzera Italiana. Era mattina presto, e abbiamo fatto il possibile per non far capire agli ascoltatori che eravamo chi in pigiama, chi in mutande. Sul sito della RSI si trova tutto:

“Capita sempre più spesso, ai festival. Le retrospettive sono dedicate a film comici, o di genere, o decisamente trash, che mai sarebbero stati accolti in concorso. Mentre i film in concorso, dopo venti o trent’anni non se li ricorda più nessuno. Non tutti i film di serie B naturalmente sono da rivalutare, si rischia l’effetto Totò: per non sbagliare, si celebrano anche i cinepanettoni. Bisogna distinguere. Ne parliamo con Guido Vitiello e Andrea Pergolari, che hanno appena pubblicato da Lavieri: Ha visto il montaggio analogico? Dieci capolavori del cinema italiano minore scelti per la rieducazione del cinefilo snob”.

Ascolta l’audio

Scritto da unpopperuno

giugno 22, 2011 alle 11:17 am

Slow Food, ideologia e cuisine vérité

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Contro una civiltà che «eleva la macchina a modello ideale e comportamentale di vita», è necessario inocularsi «il vaccino di un’adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da procurarsi in lento e prolungato godimento», e tutto ciò «per un progressivo quanto progressista recupero dell’uomo, come individuo e specie». Lo storico delle idee che dovesse compiere una perizia su queste parole tolte dal «manifesto programmatico» di Slow Food vi rileverebbe senz’altro qualche traccia del Marx dei Manoscritti, nonché di un buon numero di utopisti alla Fourier; in dose ancora maggiore, le nostalgie preindustriali di un Ruskin e il droit à la paresse di Lafargue, il tutto condito dal gergo contestatario della «riappropriazione» (che sottintende l’assai dubbia premessa che una serie di buone cose ci appartenessero, prima che il capitalismo piombasse come un rapace a portarle via). Ne concluderebbe che l’ideologia dell’organizzazione di Carlo Petrini è uno strano ibrido, in bilico tra antimodernismi di sinistra e di destra. In entrambi i casi, contro il corso della storia. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da unpopperuno

maggio 16, 2011 alle 12:59 pm

Precauzioni per aspiranti suicidi. Un romanzo in cinquanta parole

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Trafiletto apparso su Modern Mechanics, Settembre 1931

Scritto da unpopperuno

maggio 14, 2011 alle 1:49 pm

Pubblicato in Deliri, Libri

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NDP (Near Death Politics)

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Aguzzate la vista. Che cos’hanno in comune questi due signori?

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Scritto da unpopperuno

marzo 25, 2011 alle 10:09 am

Le puttane di Kant (e l’Elogio futurista della prostituzione)

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Il professor Eco fa spesso le ore piccole (ma perché legge Kant). Poi, a notte fonda, ripone sul comodino la Grundlegung zur Metaphysik der Sitten e scivola nel sonno. E chissà quali sogni selvaggi sogna allora, il professor Eco. Kant e l’ornitorinco che si avventano l’uno sull’altro, in fregola, in una battaglia d’amore in sonno, una hypnerotomachia; perché se proprio non può esimersi dal sognare – di per sé una sconveniente obnubilazione delle facoltà critiche – che almeno sian sogni in edizione aldina e, ove possibile, ornati di xilografie allegoriche rinascimentali. Di certo, da buon kantiano, il professor Eco si preclude di sognare la Cosa in sé, l’inattingibile Ding an sich che crepita sotto il velame delle apparenze. Così inattingibile che ci si domanda perfino se esista, e soprattutto cosa diavolo sia, quell’oscuro oggetto del desiderio. Un filosofo la cui inesistenza è invece assodata, Jean-Baptiste Botul, ha dato la sua risposta in una conferenza mai tenuta a Nuova Königsberg, colonia dei kantiani del Paraguay: «La Cosa è il Sesso. È evidente. Non possiamo conoscere la Cosa in sé, ci avverte Kant. Non ne siamo capaci, ma soprattutto non ne siamo autorizzati» (La vita sessuale di Immanuel Kant). E poi: «È noto il rovescio di questo genere di ascetismo: il bordello. La Verità che si voleva nuda attraverso l’esperienza e la speculazione, la si contemplava, alla fine, tra le gambe della prostituta, professionista della “Cosa in sé”». La Cosa in sé sarebbe dunque quella cosa, che il kantiano si affatica a raggiungere brancicando tra le sottane della realtà. Perché questo è, in ultimo, il suo supplizio di Tantalo: la Cosa gli appare sempre tegumentata dalle apparenze, diciamo pure dalla lingerie del mondo fenomenico. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da unpopperuno

marzo 2, 2011 alle 11:58 pm

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